07 giugno 2026 HOME

Un approccio comportamentale: IL RICHIAMO - di Alessia Delucca VOXCANUM

LA RIVISTA ANIMALI NO. 133 - novembre/dicembre 2024 UN APPROCCIO COMPORTAMENTALE: IL RICHIAMO UN’ABILITÀ DA APPRENDERE Esco tutte le mattine di buon’ora per portare il mio cane...

LA RIVISTA ANIMALI NO. 133 - novembre/dicembre 2024
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UN APPROCCIO COMPORTAMENTALE:

IL RICHIAMO

UN’ABILITÀ DA APPRENDERE

 

Esco tutte le mattine di buon’ora per portare il mio cane Lucas a correre su una vasta distesa erbosa. Arrivati, mi guardo attorno, non scorgo nessuno e gli tolgo il guinzaglio. Lucas è felice. Inizia ad esplorare i dintorni. Meno male, penso, almeno può sfogare le energie accumulate. Cammino e guardo i messaggi nel telefono. Mi accorgo che è tardi. È il momento di rientrare. Lo scorgo in lontananza e decido di chiamarlo. “Luuucas”. Lucas alza la testa ma la riabbassa in un nano secondo. È in modus olfattivo. Passano due minuti. Decido di chiamarlo nuovamente, forse non ha capito. “Luuucas vieni qui, Lucas andiamo, vieni subito qui, Lucas!” Il cane solleva nuovamente la testa. Sventolo il guinzaglio e gli faccio segno di ritornare. Finalmente si muove. Arrivando, gli borbotto qualcosa “c’hai messo troppo tempo Lucas. Ti ho detto di venire qui!”. Lucas percepisce il mio malumore e rallenta il passo. Poi si ferma ad un paio di metri di distanza e pensa: ”ma cosa vuoi? ero là in fondo e adesso sono qui”. Io lo guardo male. Lui si siede e poi decide di grattarsi. Penso che lo faccia apposta “Lucas, adesso basta! Andiamo!”. Lui non si muove. Lascio perdere e mi incammino. Ad un tratto scorgo qualcosa in lontananza. Eccolo! È il cane dell’altro giorno con cui Lucas giocava. Prendo una decisione rapida, la più sicura e con un balzo in perfetto stile da giocatore di football americano lo acchiappo a tradimento e gli metto il guinzaglio. Lo strattono quel tanto che basta per fargli capire che per oggi è finita, mi avvio mentre mi frullano per la testa mille pensieri. Lui cammina rassegnato al mio fianco e pensa: quando torno è finita la pacchia.

 

L’esempio con Lucas mette in evidenza due aspetti che andrebbero sempre evitati: sgridare il cane quando arriva in ritardo e far coincidere ogni volta il richiamo con l’interruzione di qualcosa di piacevole per lui. Va tenuto presente che, per un cane, causa ed effetto si susseguono in modo diretto. Se lo sgrido, non capirà che il rimprovero è dovuto al suo ritardo ma lo assocerà all’essere arrivato a destinazione, l’ultima cosa che ha fatto. È facile percepire che, se l’essere richiamato determina ogni volta la fine di un’attività piacevole, per lui diventerà sconveniente tornare, ciò che potrebbe provocare dei notevoli ritardi. Inoltre, se chiamo il cane con voce e postura minacciose, è probabile che inizi a rallentare il passo fino a fermarsi, che guardi altrove per evitare il contatto diretto oppure che faccia qualsiasi cosa fuorché ritornare da me. Sono comportamenti che tendono ad irritarci ed è più che comprensibile, ma in realtà si tratta solamente di un’incomprensione comunicativa, di comportamenti normalissimi nella comunicazione canina, esibiti per inibire il nostro atteggiamento ostile. 


Il richiamo sembra un’abilità singola (Lucas! e lui torna) ma se lo analizziamo con più attenzione, ci accorgeremo che si articola in distinte fasi comportamentali: l’orientamento (l’attenzione che ci presta), il movimento (tornare verso di noi) e la posizione finale (il punto di arrivo per poterlo mettere al guinzaglio). In altre parole, il suo nome serve, sì, ad attivare la sua attenzione, ma non significa torna qui. È opportuno che il cane alleni queste distinte abilità separatamente, ciascuna con il proprio segnale, prima di unirle in un tutt’uno. 

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Teniamo inoltre presente che se il nostro cane sta rincorrendo un altro cane, una bici, un jogger o qualsiasi altro stimolo, in primo luogo (ancor prima di ottenere la sua attenzione per poi richiamarlo) è necessario fermarlo, ciò che comporta un’ulteriore abilità da apprendere. 


I cani sono dei meravigliosi opportunisti. Saper scegliere ciò che più conviene, rientra nei meccanismi di sopravvivenza e appartiene ad ogni essere vivente dotato di intelligenza. Se da loro vogliamo ottenere dei buoni risultati nell’obbedienza, non dobbiamo scordarci di essere attrattivi. In parole povere, quando il nostro cane torna su richiesta, interrompendo un’attività che lo soddisfa, andrebbe sempre premiato. Si tratti di cibo, della voce, di una carezza (sempre che venga gradita), del suo giochino preferito, del correre assieme a lui o del lasciarlo libero nuovamente, tutto è possibile, sempre e quando non si disattenda le sue aspettative. Non diamo nulla per scontato. È auspicabile che il valore della ricompensa venga adeguato alla difficoltà della prestazione da lui esibita. Se lo richiamiamo solamente per metterlo al guinzaglio, otterremo l’effetto contrario. Per ovviare a questo problema si possono fare dei richiami “a vuoto”, allacciandolo solo quando necessario. 


Se il cane durante l’esercitazione non dovesse tornare, è consigliabile camminare nella direzione opposta. Inizialmente non importa il tempo che ci impiega ad arrivare. È più importante non interrompere l’esercizio prima che sia andato a buon fine. Una lunghina di 5-10 metri può essere estremamente utile. I segnali “inquinati”, ossia quelli associati con delle conseguenze sgradevoli come le sgridate, nonché quelli ripetuti più volte a sproposito e diventati oramai inutili alla causa, dovrebbero essere cambiati con sollecitudine. 


Per concludere, tutti noi vorremmo che il nostro cane arrivasse immediatamente, carico di entusiasmo e privo di timori. Imparare ad interrompere ciò che diverte non è facile per nessuno, ma insegnare a farlo rimane la premessa fondamentale, se desideriamo offrire al nostro compagno a quattro zampe un po’ di “controllata” libertà per soddisfare le sue esigenze primarie.

 

© Alessia Delucca



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